CHIERICI – FERRANTE – MAURI VIGEVANI, Il seminario dedicato a Oscar Mischiati sulla scheda SMO (Strumenti Musicali – Organi) e le attuali prospettive :: Philomusica on-line :: Rivista di musicologia dell'Università di Pavia

 

 

Contributo di Sergio Chierici – Flavia Ferrante – Laura Mauri Vigevani

 

Il seminario dedicato a Oscar Mischiati sulla scheda SMO (Strumenti Musicali – Organi) e le attuali prospettive

 

 

Nei giorni 21 e 22 novembre 2005 si è svolto presso la Facoltà di Musicologia il seminario La catalogazione informatizzata degli organi e la scheda SMO (Strumenti Musicali – Organi), attuato grazie al sostegno del Sistema Museale d’Ateneo dell’Università degli Studi di Pavia, al quale la Facoltà di Musicologia e il Dipartimento di Scienze musicologiche e paleografico-filologiche partecipano con la Collezione di strumenti musicali e rulli per piano automatico.

Il seminario intendeva mettere a confronto le diverse esperienze italiane di catalogazione degli organi e fornire utili osservazioni sulla struttura dei dati della scheda SMO (Strumenti Musicali – Organi), ancora non approvata a livello nazionale, e per il suo positivo utilizzo secondo differenti modalità. Per questo è stato progettato dall’Università in collaborazione con Sergio Chierici, ideatore della più usata versione informatica della scheda e consulente di quasi tutte le esperienze italiane di catalogazione degli organi, e con l’ICCD (Istituto Centrale Catalogo Documentazione), cioè quell’istituto del Ministero dei Beni Culturali che ha lo specifico compito di definire gli standard di catalogazione e di unificare le metodologie di rilevamento dei dati per la catalogazione dei beni culturali a livello nazionale.

L’intera giornata del 21 e la mattina del 22 prevedevano esercitazioni guidate da Sergio Chierici, possibili in quanto la Regione Toscana e la Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo di Pistoia avevano reso disponibili ai lavori del seminario la scheda informatizzata e il relativo software, realizzati nell’ambito del progetto Valorizzazione degli organi storici da loro promosso a partire dal 1996. Le esercitazioni erano rivolte sia a quanti, già esperti d’arte organaria, di metodologie d’indagine storica e di procedure di catalogazione, intendevano prepararsi a usare la versione informatica della scheda «Mischiati-Chierici» sia a quanti avevano già provato la scheda sul campo e potevano quindi avanzare concrete e puntuali osservazioni.

Nel pomeriggio del 22 si offriva la possibilità di confrontare le specifiche esigenze di enti e persone a vario livello interessati. Lo stesso numero delle presenze segnalate (si veda il programma) evidenziava che non si desiderava dar spazio a singoli discorsi ufficiali, bensì offrire un’occasione d’incontro con una finalità di progettazione concreta. I rappresentanti di Ministero, Regione, Provincia, Diocesi e Curia erano così invitati a intervenire a un dialogo costruttivo.

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L’idea di un seminario sulla catalogazione degli organi a Cremona era stata in parte sollecitata dalla situazione d’attesa generata nei mesi precedenti da una specifica circostanza.

Nella primavera del 2005 la Provincia di Cremona aveva chiesto di progettare con grande urgenza una campagna di catalogazione degli organi e a tale scopo aveva nominato formalmente un Comitato.

Rappresentanti della Facoltà di Musicologia, delle Curie di Crema e di Cremona e delle principali scuole musicali cremonesi avevano ricevuto l’incarico (non retribuito) di lavorare per individuare metodi, tempi e costi della campagna di catalogazione e per scegliere schedatori esperti e disponibili. Per procedere con logica e utilità, si doveva conoscere nel dettaglio la situazione di partenza. Questo fu possibile grazie alla competente disponibilità di Michele Bosio, che procedette immediatamente al riordino e alla revisione dei faldoni, conservati in Provincia, contenenti quasi 300 schede cartacee del censimento degli organi effettuato nel 1987, e accertò ubicazione e consistenza degli strumenti non considerati nel censimento. Alla revisione non poche schede risultarono redatte con una certa approssimazione, non di rado furono riscontrati gravi errori e dimenticanze. Fu confermata la reale necessità di una vera e propria catalogazione che fosse rivolta all’intero patrimonio organario e comprendesse dunque anche gli organi non considerati nel vecchio censimento.

Basandosi sulla mappa fornita da Michele Bosio, nel Comitato si poté procedere in tempi strettissimi all’elaborazione di un completo progetto, presentato in Provincia già all’inizio di maggio dello stesso anno.

Sennonché a tanto serio fervore di attiva e sollecita pianificazione, frutto di una prospettiva di attenzione al patrimonio entusiasmante per musicisti e musicologi, non fece seguito da parte della Provincia, che pure era committente esigente in tempi e modi, neppure un cenno di ricezione del progetto!

Non soltanto per i professionisti e gli specialisti coinvolti nel o dal Comitato, ma anche per appassionati e studiosi che seguivano con interesse la vicenda lo scenario sembrava diventare piuttosto sconfortante, per usare un eufemismo.

Ciononostante si decise di non attendere passivamente l’evoluzione dei fatti e di cercare invece di cominciare comunque a formare gli utilizzatori di una scheda informatizzata.

Le opportunità offerte a livello universitario suggerivano però di andare oltre questo obiettivo di preparazione alla catalogazione, impegno certamente augurabile per Cremona, e di sfruttare la possibilità di un seminario di adeguato respiro scientifico per accelerare il processo di approvazione di una scheda, riconosciuta a livello nazionale, dedicata all’organo.

Se infatti varie tipologie di oggetti godono di specifiche normative di catalogazione pubblicate dall’ICCD, tra questi non v’è finora nessuno strumento musicale.

Le schede catalografiche relative agli organi sono conteggiabili nell’ordine delle migliaia, il modello «Mischiati-Chierici» è già stato sperimentato in centinaia di schede in Toscana, Sicilia, Friuli e altre regioni, ma neppure quelle informatiche sono uguali. Si sciupa così, tra il resto, la possibilità di scambio di informazioni e di immediata costituzione di una banca dati uniforme e comune.

Ma cos’è il cosiddetto modello «Mischiati-Chierici»? Ripercorriamo brevemente la storia della documentazione relativa agli organi.

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Alcuni prodromi di considerazione si manifestarono già nei primi anni del Novecento. In Piemonte per autonoma iniziativa di studiosi si cominciò a schedare organi nel 1905.[1] Nel decennio successivo intervenne il Ministero della Pubblica Istruzione, che affidò al bresciano Marco Enrico Bossi, uno dei più grandi organisti di tutti i tempi, l’incarico di svolgere ricerche sugli antichi organi della Toscana per valutare «la convenienza o meno di procedere a restauri per conservarli alla Storia e all’Arte».[2]

Negli anni Trenta alcuni convegni organistici diedero rilievo alla necessità di tutela. Non si può dimenticare il ruolo di ricerca e promozione di iniziative svolto dal trentino Renato Lunelli. Non a caso quegli anni videro la nascita di alcune schede sperimentali, come il questionario denominato Inventario generale degli organi storico-artistici italiani.

Dopo la guerra, i restauri di preziosi strumenti, come l’Antegnati di San Giuseppe a Brescia,[3] portarono il patrimonio organario italiano alla ribalta europea e innescarono un salutare dibattito sull’uso di strumenti storici nella prassi esecutiva della musica antica.

Tappa fondamentale nel processo d’attenzione a prassi, documentazione e studio relativi all’organo fu la nascita, nel 1960, della rivista «L’organo», tuttora positivamente attiva.

In questo panorama la necessità di una metodologia per la catalogazione degli organi italiani si fece dunque sempre più pressante a partire dal sesto decennio del Novecento. Gli organi storici, finalmente tutelati come bene culturale non solo ‘esteriormente’ (per la presenza di pregevoli decorazioni di cassa e ante), ma anche nella totalità delle parti foniche e meccaniche, divennero sempre più oggetto di ricerca e di restauro, rendendo necessaria una descrizione accurata.

Nuovi modelli di scheda, di norma in forma di allegato a schede storico-artistiche, vennero redatti su iniziativa di Commissioni per la tutela degli organi antichi presso le Soprintendenze di alcune regioni italiane (ad esempio Emilia, Lazio, Liguria, Piemonte); ognuno però agì in maniera autonoma, senza condivisione di esperienze e con livelli di approfondimento – e di ‘rigore’ – differenti. Le schede descrittive compilate negli anni Cinquanta e Sessanta soffrivano di alcune differenze d’impostazione e obiettive incongruenze.[4]

Un grande contributo all’omogeneità della catalogazione venne certamente dall’operato di Luigi Ferdinando Tagliavini e Oscar Mischiati, i quali nel 1970 riuscirono a far inserire un’ampia indagine sugli organi nella Seconda campagna di rilevamento dei beni artistici e culturali dell’Appennino promossa dalla Soprintendenza alle Gallerie di Bologna.[5]

La scheda proposta da Mischiati, alla luce della sua competente pluriennale esperienza, nel 1972 in un articolo della rivista «L’organo» divenne la base per tutte le successive schede catalografiche.[6]

Oltre ad una suddivisione precisa in campi descrittivi, la scheda di Mischiati forniva anche alcune indicazioni di massima per svolgere correttamente il lavoro di schedatura e proponeva diversi livelli di approfondimento, da quello puramente ‘esteriore’ a quello analitico di ogni parte interna.

Il primo impiego ufficiale e sistematico della scheda Mischiati fu realizzato nel 1985, per iniziativa della Regione Marche e dell’Associazione Marchigiana Organistica.[7]

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Negli anni Novanta interveniva il Ministero dei Beni Culturali.

A livello ministeriale per la catalogazione degli organi era stato adottato sin dalla fine degli anni Settanta il modello di scheda OA (opere e oggetti d’arte) per i dati identificativi di natura descrittiva, integrato da un apposito allegato contrassegnato dalla sigla SM (strumenti musicali, per i dati tecnici relativi all’apparato fonico. L’accresciuta sensibilità sulle complesse problematiche degli organi antichi e la necessità di trasferire su supporto magnetico i dati catalografici aveva fatto emergere in seguito l’esigenza di rielaborare una scheda più articolata per la descrizione tecnica, con particolare riguardo alla parte fonica e meccanica.

Mosso da quest’esigenza, nel febbraio del 1993 il Ministero promuoveva ad Arezzo un Convegno, nell’ambito del quale presentava ufficialmente la bozza di modello strutturato della scheda Mischiati che è da considerare il punto di partenza per l’elaborazione del tracciato catalografico della scheda SMO. La bozza fu poi trasmessa all’ICCD (Istituto Centrale Catalogo Documentazione) per la definitiva approvazione.[8]

Intanto si muoveva ad occuparsi di strumenti musicali l’Istituto Centrale di Restauro, che legava il prestigio della sua metodologia al restauro di un organo e nello stesso tempo dedicava un corso alla preparazione di restauratori d’organi storici.[9] Per lo stesso Istituto Giuseppe Basile curava importanti pubblicazioni di riferimento anche per la catalogazione.[10]

Grazie al progetto di schedatura guidato dalla consulenza scientifica di Mischiati, promosso dalla Regione Toscana in accordo con soprintendenze e diocesi e affidato all’Accademia di Musica Italiana per Organo di Pistoia, fu elaborato da Sergio Chierici con la collaborazione degli esperti del Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali della Scuola Normale Superiore di Pisa il modello informatizzato di scheda, poi utilizzato secondo versioni differenti in tutta Italia.[11]

Nell’arco di pochi mesi, partendo dalle esperienze precedenti si giunse alla realizzazione di un prodotto finito, costituito innanzi tutto dall’inedito tracciato del database, con la strutturazione dei campi descrittivi presenti nei modelli precedenti di scheda cartacea e con l’introduzione di numerosi campi del tutto nuovi. Grande attenzione fu posta, da subito, nel seguire il più possibile la metodologia di base adottata dalle altre schede ICCD.

Al tracciato tecnico della scheda nella stessa pubblicazione era affiancato un manuale ad uso degli schedatori che, oltre alla definizione dei campi, per la prima volta forniva suggerimenti pratici per la compilazione di ogni parte della scheda e introduceva anche nuovi vocabolari di controllo. Tracciato e manuale furono, infine, la base per la programmazione di un software, prodotto dallo stesso CRIBeCu (Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali della Scuola Normale Superiore di Pisa) e quindi, in una seconda versione, dalla Cooperativa Hyperborea per incarico della Regione Toscana e dell’Accademia di Pistoia.

Ancora Chierici curò gli aggiornamenti del primo tracciato per il trattamento informatico dei dati in stretto rapporto con l’ICCD, che in questi ultimi anni ha sviluppato un sistematico lavoro di riflessione metodologica, concentrando le proprie attività di ricerca nella predisposizione e nella revisione dei tracciati catalografici.

Con differenti versioni di tale strumento sono state portate a termine numerose campagne di catalogazione di organi, con la realizzazione di migliaia di schede, in tutta Italia, dalla Sicilia al Friuli.[12]

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L’evidenza del bisogno di una scheda riconosciuta a livello nazionale[13] ha motivato Laura Mauri Vigevani, coordinatore scientifico del seminario, Michele Bosio e Fabio Perrone, i quali hanno fornito il valido aiuto che ne ha reso possibile l’attuazione.[14]

L’afflusso al seminario cremonese da ogni parte d’Italia è stato notevole, per quantità e varietà di provenienza professionale e istituzionale: musicologi, musicisti, delegati da regioni, soprintendenze, musei, diocesi, associazioni professionali, provenienti da tutta la penisola. Tra questi docenti e dottorandi di ricerca (Università degli Studi di Pavia, di Torino e di Milano), ingegneri informatici (gruppo di ricerca guidato da Giosuè Berbenni), storici dell’arte, archivisti, ispettori agli organi e consulenti di Soprintendenze lombarde (Mantova – Cremona – Brescia), emiliane (Modena-Reggio), toscane (Lucca e Massa-Carrara), consulenti e funzionari di Musei e collezioni (Galleria dell’Accademia e Museo degli strumenti musicali di Firenze), delegati dalle Curie e Diocesi di Brescia, Crema, Cremona, Milano, Trento, musicologi e musicisti (organisti e cembalisti in particolare), organari e restauratori di strumenti musicali, rappresentanti di Associazioni (Comitato Organistico Cremonese, AIOC Associazione Italiana Organisti da chiesa, AIO Associazione Italiana Organari) e di enti di ricerca (IRRE Lombardia).

Molti messaggi, ricchi di proposte e quesiti, sono pervenuti da quanti non potendo venire di persona desideravano comunque partecipare a distanza, dalle Marche, dal Piemonte, dalle Puglie, dal Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia-Romagna, dalla Toscana. All'apertura dei lavori sono stati letti il documento di Luigi Ferdinando Tagliavini, di significativo apporto storico-metodologico, e la lettera beneaugurante dell’assessore alla Cultura della Regione Toscana, coinvolta per aver concesso la possibilità d’utilizzo di scheda e software durante il seminario.

I partecipanti hanno aderito con unanime consenso alla proposta di dedicare il seminario alla memoria di Oscar Mischiati.

Il seminario, veramente un gruppo di lavoro com’era nelle intenzioni degli organizzatori, è proceduto positivamente grazie alla competenza organologico-informatica e all’esperienza sul campo di Sergio Chierici, alla partecipazione attiva e continua dell’ICCD nella persona di Flavia Ferrante, all’apporto significativo di Enzo Minervini (SIRBEC Sistema Informativo Regionale Beni Culturali della Lombardia) e, non da ultimo, al dialogo con tutti i presenti, dei quali molti (come Elena Ferrari Barassi, Giosuè Berbenni, Carlo Giovannini) avevano alle spalle decenni di esperienza e hanno potuto dare un contributo concretamente costruttivo. Tra i messaggi scritti rileviamo quello di Loris Stella dal Friuli, con utili osservazioni e suggerimenti.

Forse il versante delle esercitazioni sulla scheda informatizzata può avere deluso qualcuno, che si aspettava una maggior pratica applicativa individualizzata. Ma l’esito complessivo del seminario è stato molto positivo e ha realmente impresso un’accelerazione al varo della scheda nazionale, com’è stato ricordato nel settembre 2006 alla prima riunione del tavolo tecnico finalizzato a questo scopo presso l’ICCD.

Il Codice Urbani ha stabilito un nuovo approccio verso la catalogazione, non più delegata solo alle Soprintendenze, e ha previsto che le normative catalografiche siano definite in accordo con gli enti catalogatori (Regioni e Università). Dopo il seminario cremonese l’ICCD ha informato la Commissione paritetica della Conferenza Stato-Regioni della ripresa dell’iter relativo alla SMO e ha invitato Regioni e Direzioni Regionali a indicare delegati al tavolo tecnico.[15]

In occasione della prima riunione del tavolo tecnico è stata distribuita una nuova versione del tracciato, aggiornato dai referenti dell’ICCD per gli aspetti specifici di stretta competenza, in relazione alle più recenti normative su beni che presentano problematiche simili (scheda PST – Patrimonio Scientifico-Tecnologico). Alcune messe a punto suggerite dai partecipanti al tavolo tecnico sono attualmente in fieri.

Molto probabilmente entro il 2007 saranno concluse le attività del gruppo di lavoro e l’ICCD potrà presentare la scheda ufficialmente a livello nazionale.

È responsabilità di tutti che l’iter si concluda veramente nei prossimi mesi.

L’impegno faticoso a proseguire insieme il cammino intrapreso continua, ma di sicuro possiamo rallegrarci del frutto positivo del seminario cremonese.

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A posteriori notiamo che vi è stata una fausta coincidenza. La scelta delle date del seminario, determinata dalle esigenze delle persone invitate, si è rivelata di ottimo auspicio per una conclusione significativa e promettente. Durante la visita all’organo di San Sigismondo, effettuata in un intervallo tra le sessioni mattutina e pomeridiana del 22 novembre, Graziano Ghisolfi (responsabile sezione «Musica per la Liturgia» dell’Ufficio Diocesano per il Culto Divino di Cremona) ci ha ricordato infatti che in quel giorno ricorreva la festa di santa Cecilia!

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[Bio] Sergio Chierici è ispettore onorario agli organi storici delle province di Massa Carrara e Lucca e coordinatore presso l’ICCD delle attività connesse alla stesura del tracciato e della normativa di carattere organologico della scheda SMO. E-mail posta@sergiochierici.it, website http://www.sergiochierici.it.

Flavia Ferrante è responsabile del SED (Servizio Elaborazione Dati) e referente dell’ICCD per il rapporto Stato-Regioni. E-mail ferrante@iccd.beniculturali.it

Laura Mauri Vigevani tiene i corsi di Organologia musicale, Conservazione e restauro degli strumenti musicali e Iconografia musicale presso la Facoltà di Musicologia. E-mail laura.mauri@unipv.it

[1] Nella stessa regione nel 1935 fu costituita la prima Commissione per la tutela degli organi storici. Cfr. FLAVIO DASSENNO, Bellissimi organi bresciani. Un inestimabile patrimonio sonoro e visivo, Brescia, Assessorato alla Cultura della Provincia di Brescia, [2001] (Quaderni, 5), p. 6.

[2] Cfr. MARCO ENRICO BOSSI, Di alcuni organi antichi della Toscana, in «Bollettino d'Arte del Ministero della Pubblica Istruzione», XIII (1919), pp. 80-90, p.80.

[3] L’organo costruito nel 1581 da Graziadio e Costanzo Antegnati per San Giuseppe a Brescia fu restaurato nel 1955 da Armando Maccarinelli grazie al finanziamento della Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia.

[4] Cfr. OSCAR MISCHIATI, Breve storia della scheda descrittiva di organo storico in Italia in Il censimento degli organi storici toscani: un patrimonio artistico e musicale da salvare («Quaderni del Centro di Ricerche Informatiche per i beni Culturali della Scuola Normale Superiore di Pisa», VII/1997 [2000]), pp. 21-25.

[5] Cfr. OSCAR MISCHIATI – LUIIGI FERDINANDO TAGLIAVINI, Rispetto e valorizzazione dell’antico patrimonio organario, in Una strada nella nostra storia – Le comunicazioni sul versante orientale della valle del Reno – Documenti e relazioni della 2° campagna di rilevamento dei beni artistici e culturali dell’Appennino – Rapporto della Soprintendenza alle Gallerie di Bologna, 5, Bologna, 1970, pp. 165-69.

[6] Cfr. OSCAR MISCHIATI, Questionario per la redazione della scheda descrittiva di organo antico, «L’Organo», X, 1972, pp. 117-30 e ELENA FERRARI BARASSI – ANTONIO DELFINO – LAURA MAURI VIGEVANI, Ricordo di Oscar Mischiati, in «Philomusica», III, 2003-2004.

[7] Cfr. FABIO QUARCHIONI, Primo resoconto del censimento degli organi antichi delle Marche, «L’organo», XXVII, 1991-1992 [1994], pp. 139-61.

[8] Cfr. FLAVIA FERRANTE – SANDRA VASCO, Definizione della scheda ‘organo’: appunti di lavoro, in Conservazione e restauro degli organi storici. Problemi, metodi, strumenti, a cura di Giuseppe Basile, Ministero per i Beni culturali e ambientali-Istituto Centrale per il Restauro, Roma, De Luca, 1998, pp.74-78.

[9] Cfr. Conservazione e restauro degli organi storici. Esperienze e ricerche nel restauro dell’organo Altemps in Santa Maria in Trastevere a Roma, a cura di Giuseppe Basile, Ministero per i Beni culturali e ambientali-Istituto Centrale del Restauro, Roma, Fratelli Palombi Editori, 1998.

[10] Cfr. nota 8.

[11] SERGIO CHIERICI, Strutturazione dei dati, vocabolario e norme di compilazione delle schede di catalogo e precatalogo relative agli organi di interesse storico, in Il censimento degli organi storici toscani, cit., pp. 27-131.

[12] A nostra conoscenza le ultime pubblicazioni relative a campagne di catalogazione che hanno usato questo modello «Mischiati-Chierici» sono il pregevole lavoro di Loris Stella, autore delle schede tecnico-descrittive degli organi in Organi e tradizioni organarie nel Friuli Venezia Giulia. L’arcidiocesi di Gorizia, a cura di Lorenzo Nassimbeni, Udine, Pizzicato, 2004 (Quaderni del Coro Polifonico di Ruda, 8) e SERGIO CHIERICI, Gli organi storici della provincia di Massa-Carrara, Pistoia, Regione Toscana - FAMIO, 2004.

[13] Il bisogno è condiviso dalle altre tipologie di strumenti musicali. Per una veloce sintesi dello stato di fatto si veda LAURA MAURI VIGEVANI, La catalogazione degli strumenti musicali in Italia: il punto della situazione e prospettive, in Valore e tutela del patrimonio organologico, Atti della giornata di studio promossa da Axa Art (Cremona, palazzo Affaitati, 31 maggio 2006), in corso di pubblicazione.

[14] Michele Bosio, organista e musicologo laureato in Musicologia a Cremona, ha svolto ricerche su organi e organari cremonesi, pubblicando articoli in «L’Organo», XXXVIII, 2005-2006, e «Bollettino della Società Pavese di Storia Patria», 2006. Fabio Perrone, laureato in Musicologia a Cremona e in Conservazione dei Beni Culturali a Parma, è stato nel 2002 promotore e coordinatore del Censimento Nazionale delle Collezioni di Strumenti Musicali (patrocinato da Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Università degli Studi di Parma, Fondazione Stauffer e ICOM Italia) e ha pubblicato Guida alle Collezioni di strumenti musicali in Italia, Cremona, Cremonabooks, 2000 e Strumenti Musicali in Italia: museologia organologica e status giuridico, Cremona, Art&stime, 2005.

[15] Il tavolo tecnico è attualmente composto dai delegati di Regioni, Direzioni Regionali, Ministero dei Beni Culturali e CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), invitata al tavolo in virtù del protocollo d’intesa ICCD-CRUI-ENEA riguardante la catalogazione.

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