La musica a Cremona all'epoca di Monteverdi

Rodobaldo Tibaldi

Abstract


L’intervento si ripropone di delineare il quadro della vita musicale cremonese nella quale venne a formarsi il giovane Claudio, concentrandosi sui principali luoghi di produzione e di fruizione musicale: la cattedrale e le chiese cittadine, l’Accademia degli Animosi (nella sua prima fase di storia) ed eventuali circoli nobiliari e/o dilettanti, la piazza del Comune, intesa come luogo di azione dei musici comunali. Si mette poi in rilievo il ruolo fondamentale rivestito da Marc’Antonio Ingegneri nel creare i presupposti per una ‘sprovincializzazione’ musicale della città. Questa risulta evidente soprattutto esaminando due punti: (1) l’azione, condotta sistematicamente per quanto gli veniva concesso, di organizzare la cappella della cattedrale secondo i più avanzati modelli nord-italiani del tardo Cinquecento; (2) l’introduzione del madrigale polifonico nella realtà cremonese – che fino al suo arrivo non sembra aver costituito un reale motivo di interesse –, ovvero del genere più alla moda e in grado di dare maggiore visibilità sul piano internazionale a un compositore e a un luogo. In relazione a questo secondo aspetto, un po’ per lo scioglimento dell’Accademia degli Animosi, soprattutto per il continuo disinteresse mostrato da gran parte dell’aristocrazia o della ricca borghesia cittadina, l’azione di Ingegneri non ebbe alcun esito, e i più ambiziosi dotati compositori di madrigali furono obbligati a cercare fortuna altrove.

Full Text

PDF


DOI: http://dx.doi.org/10.13132/1826-9001/17.1978

Registrazione presso la Cancelleria del Tribunale di Pavia n. 552 del 14 luglio 2000 – ISSN elettronico 1826-9001 | Università degli Studi di Pavia Dipartimento di Musicologia | Pavia University Press

Privacy e cookies