Artificial Intelligence, ovvero suonare il corpo della macchina o farsi suonare? La costruzione dell’identità audiovisiva della Warp Records

Alessandro Bratus

Abstract


A partire dai tardi anni Ottanta la Warp Records di Sheffield (e in seguito Londra) ha avuto un ruolo propulsivo nel mutamento della musica elettronica popular come genere di musica che non si limita all’accompagnamento del ballo e delle occasioni sociali a esso correlate. Uno dei fattori chiave nel successo dell’etichetta è stato l’uso creativo delle possibilità artistiche offerte dalla tecnologia, favorendo la formazione di un’identità ben caratterizzata, in primo luogo dal punto di vista audiovisivo. Sotto questo profilo un ruolo fondamentale ha giocato la possibilità di transcodifica tra dati audio e video nell’era digitale, potenzialmente soggetti agli stessi processi di trasformazione, elaborazione e manipolazione. Nonostante la Warp Records abbia ripetutamente resistito a ogni tentativo di inquadrare il proprio progetto artistico entro coordinate prevedibili, i suoi prodotti – specialmente videoclip e compilation – suggeriscono la presenza di un immaginario condiviso costruito in maniera retrospettiva. I suoi elementi costitutivi si basano sul ricorso a stilemi appartenenti ai generi cinematografici e musicali, oltre che a una serie di strategie costruttive comuni, contribuendo a definire la posizione estetica dell’etichetta nel contesto della popular culture.

Full Text

PDF


DOI: http://dx.doi.org/10.6092/1826-9001.13.1712

Registrazione presso la Cancelleria del Tribunale di Pavia n. 552 del 14 luglio 2000 – ISSN elettronico 1826-9001 | Università degli Studi di Pavia Dipartimento di Musicologia | Pavia University Press

Privacy e cookies