Applicazione della tecnica perfusione MRI nella valutazione del grado di malignità dei gliomi cerebrali

Silvia Rota, Simona Brajkovic, Enrico Marchioni, Mauro Ceroni, Anna Luisa Di Stefano

Abstract


Nella clinica dei gliomi cerebrali un passo decisivo è la definizione del corretto grading. La possibilità di stabilire con precisione il grado di malignità di una lesione possiede notevoli implicazioni cliniche, in termini di outcome e atteggiamento terapeutico da assumere. La valutazione istopatologica della lesione è resa spesso difficoltosa dall’inaccessibilità chirurgica della stessa o da errori di campionamento, e lo studio di imaging attraverso la Risonanza Magnetica fornisce importanti informazioni di tipo morfologico, ma indicative di malignità soltanto in modo presuntivo. Negli ultimi anni si è assistito così ad un notevole sviluppo delle tecniche avanzate di RM, che permettono di completare le informazioni di tipo anatomico, con preziose indicazioni sulla funzionalità delle lesioni indagate. La perfusione rappresenta la misura diretta della microvascolarizzazione di un tessuto e può essere utilizzata come marker di imaging per valutare l’angiogenesi tumorale e di conseguenza il grado di malignità. Con il nostro lavoro si è voluto valutare il ruolo della perfusione RM nello stabilire il corretto grading dei gliomi cerebrali: sono state analizzate le mappe di perfusione di 22 pazienti affetti da gliomi di alto e basso grado, con o senza conferma istologica, e sono stati poi confrontati tra loro i gradi tumorale II, III, IV (sicuri o presunti) e i gradi semplificati (High Grade Gliomas e Low Grade Gliomas) attraverso i principali parametri di perfusione: CBV (Cerbral Blood Volume) e CBF (Cerebral Blood Flow). È stata trovata una correlazione positiva tra i due parametri e tra i parametri e il grado tumorale e ciò significa che all’aumentare del grado di malignità aumenta anche la perfusione. Questo concorda con il dato istologico che indica come lesioni a più alta malignità le lesioni a più alta vascolarizzazione. Mentre è stato possibile distinguere attraverso i parametri di perfusione i gliomi di alto grado dai gliomi di basso grado, la distinzione tra II/III e III/IV grado non è stata possibile, a causa della scarsa numerosità del campione di pazienti affetti da gliomi di grado III. Lo studio di perfusione RM sembra rappresentare dunque un utile strumento per la diagnosi differenziale tra HGG e LGG, con importanti implicazioni anche nel follow-up. Rimane ancora da valutare il potere discriminante della metodica nei tumori di grado intermedio.


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DOI: http://dx.doi.org/10.6092/2039-1404.125.1124



ISSN cartaceo: 0390-8283 - ISSN elettronico: 2039-1404 - Periodicità trimestrale - Pubblicato dal 1886 - Registrazione presso la Cancelleria del Tribunale di Pavia
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Università degli Studi di Pavia - Facoltà di Medicina e Chirurgia - Policlinico "San Matteo"

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